Ci sono momenti in cui, anche con obiettivi chiari e motivazione reale, pensi di lasciare andare tutto. Momenti in cui quello che ti immaginavi diventa un peso enorme e mollare, con malincuore, sembra più sensato che sopportare ancora. A me è capitato molte volte. E sta succedendo anche adesso, mentre scrivo questo articolo.
Sto attraversando un periodo di trasformazione e crescita intensa. All'inizio il cambiamento è sempre bello, sei motivato, vedi gli obiettivi davanti a te, non vedi l'ora di arrivarci. Ma poi si entra nella fase intermedia. L'entusiasmo cala, i ritmi rallentano, e quello che sembrava eccitante diventa pesante. Ed è lì che, a volte, si molla.
Ero arrivato a un punto di spossatezza totale. Non avevo voglia di fare nulla. Anche le abitudini positive che ho costruito quest'anno faticavano ad andare avanti. Ero svuotato.
In quei momenti ho una cosa che faccio da sempre: apro un libro. Anni fa sentii una frase che mi è rimasta — se hai un problema irrisolto o un dubbio, apri un libro e in qualche modo troverai una risposta. Non chiedetemi come, ma funziona quasi sempre. Questa volta è stata una combinazione di libri e video che mi hanno ridato energia e, spero, una prospettiva diversa su quello che stavo vivendo.
Ogni volta che mi fissavo un obiettivo, ci aggiungevo qualcosa.
Guardandomi indietro ho capito una cosa: ogni volta che mi fissavo un obiettivo, nel tempo ci aggiungevo qualcosa. Sempre qualcosa in più. Lì per lì pensavo fosse necessario per crescere, ma in realtà stavo solo appesantendo il sistema. E forse è anche per questo che mi fermavo sempre un passo prima di arrivare. Il divario tra me e l'obiettivo era diventato così grande da sembrare incolmabile.
Ho capito che dietro questa spinta a fare sempre di più c'era una combinazione di bassa autostima e FOMO — la Fear of Missing Out, la paura di restare indietro, di essere meno degli altri, di non essere abbastanza. E così aggiungevo, aggiungevo, aggiungevo. Ma alla perfezione non si arriva mai. Ci sarà sempre qualcuno più avanti di noi. E nel tentativo di raggiungerlo, si molla.
L'obiettivo iniziale si era trasformato in un Super Sayan di Dragon Ball, senza avere le basi per arrivarci, senza un piano sostenibile e senza carburante per mantenerlo. Ogni variabile in più consumava tempo ed energia mentale. Fino a diventare una tortura.
A volte serve togliere, non aggiungere.
Ed è qui che ho avuto la riflessione che mi ha cambiato qualcosa. È davvero indispensabile tutto quello che faccio ogni giorno per il mio obiettivo? Se togliessi quella cosa per tre mesi, cambierebbe davvero qualcosa?
Togliere non significa mollare. Significa perseverare su meno cose, ma farlo meglio.
Oggi ho preso una decisione concreta: lascio per un po' alcuni corsi iniziati, il canale TikTok e altre attività che pensavo fossero essenziali e invece mi riempivano solo la giornata. Entro in una fase di ricognizione, dedico tempo alle priorità vere, ma lascio anche spazio vuoto. Per respirare, recuperare, rimettere a posto il mio armadio mentale.
Quello che ho capito è semplice: non puntiamo subito al Super Sayan. Puntiamo prima a diventare Goku — il nucleo, la base, la versione essenziale del nostro obiettivo. Solo dopo, quando quella base è solida, aggiungiamo tutto il resto.
Qual è il cuore del mio obiettivo?
Cosa ho aggiunto nel tempo che non è davvero indispensabile?
Qual è la versione più semplice e sostenibile per arrivarci? Non la migliore o la più perfetta, ma quella che posso portare avanti anche nei momenti no.
Capiamo cosa è superfluo. E torniamo a quello che conta davvero.