Sei bloccato. E non è perché non sai cosa fare.

Lo sai già cosa dovresti fare.

Lo sai da mesi, forse da anni. Hai la lista, hai il piano, hai le intenzioni. Eppure sei ancora qui.

E questa cosa, il fatto di sapere e non fare, è probabilmente la parte più frustrante di tutto.

Perché almeno se non sapessi cosa fare, avresti una scusa. Potresti dirti che ti mancano le informazioni, che hai bisogno di studiare o prepararti ancora un po', che quando avrai capito meglio inizierai. Ma lo sai già. E non basta.

"Ho pensato a lungo che il mio blocco fosse un problema di disciplina. Che mi mancasse la forza di volontà giusta."

Poi ho capito una cosa che ha cambiato completamente il modo in cui guardavo la situazione.

Il blocco non viene da quello che non sai. Viene da chi sei diventato mentre aspettavi.

Spiego cosa intendo.

Quando restiamo fermi abbastanza a lungo, succede qualcosa di sottile. Il blocco smette di essere una condizione temporanea e diventa parte dell'identità. Iniziamo a definirci attraverso di esso.

"Sono uno che rimanda." "Sono uno che non riesce a partire." "Sono uno che ha tante idee ma non le porta avanti."

Quelle frasi sembrano descrizioni. In realtà sono gabbie.

Perché una volta che il blocco è diventato identità, muoversi non significa solo fare una cosa diversa. Significa essere una persona diversa. E questo, inconsciamente, spaventa molto di più di qualsiasi compito sulla lista.

Non è pigrizia. È autopreservazione.

Il cervello protegge l'immagine che hai di te stesso. Se ti sei definito per anni come "uno che non riesce", fare un passo avanti crea una frattura in quella definizione. E le fratture fanno paura, anche quando portano verso qualcosa di meglio.

L'ho vissuto sulla pelle. Per anni mi sono raccontato che non era il momento giusto. Che mi mancava qualcosa: una competenza, una certezza, una condizione esterna che si sistemasse. Ma la verità più scomoda era un'altra: ero così abituato a stare fermo che muovermi significava rinunciare a una versione di me che, per quanto scomoda, conoscevo bene.

Il momento giusto non arriva. Arriva la decisione di essere una persona diversa da quella che sei stato fino a ieri.

Questo non significa stravolgere tutto. Significa fare una cosa piccola che contraddica la storia che ti stai raccontando.

Se ti sei detto per anni "non riesco a essere costante", fai una cosa. Non perché sia perfetta. Perché dimostra, a te prima che a chiunque altro, che la storia non è vera.

Se ti sei detto "non sono pronto", fai una cosa prima di sentirti pronto. Non il progetto intero. Un gesto solo, concreto, visibile.

Ogni azione piccola che contraddice l'identità del blocco è un mattone verso un'identità nuova.

Non si tratta di motivazione. Non si tratta di disciplina. Si tratta di iniziare a raccontarti una storia diversa su chi sei e di trovare le prove, anche minuscole, che quella storia è vera.

Il blocco non si scioglie quando trovi le informazioni giuste. Si scioglie quando smetti di identificarti con esso.

Inizia da lì. Da una sola cosa questa settimana che dica: "non sono più quella persona."

— Fabio Simonetti
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