Come far crescere la nostra autostima.

In questi anni ho letto e provato tantissimi metodi per far crescere la mia autostima.

Il risultato? Ogni volta era sempre peggio. E pensavo di essere io quello sbagliato. Pensavo di essere un caso unico. Pensavo di non essere in grado di fare nulla.

Era un circolo vizioso: leggevo, provavo, fallivo, mi buttavo giù, e passavano settimane prima di ricominciare da capo.

Oggi voglio condividere dei punti concreti e sostenibili che possono guidarci a riprenderci la nostra autostima.

Per tanti anni ho avuto paura di non essere all'altezza, di essere sempre un passo indietro agli altri, di essere trasparente agli occhi di chi mi stava intorno. Dall'altra parte, il mio ego aveva obiettivi e sogni elevatissimi. Tutto questo portava a un dolore profondo e un senso di colpa enorme.

Con l'aiuto di un professionista e di tanti libri sono riuscito, nel tempo, a ridurre sia la paura che l'ego.

La cosa fondamentale da portarci dietro è questa:

l'autostima non ci viene donata alla nascita. Si costruisce nel tempo.

E abbiamo tutta la vita per farla crescere. Questa consapevolezza mi ha tolto quell'urgenza e quella frenesia di dover arrivare subito.

Per costruirla, però, dobbiamo essere disposti ad affrontare quello che la vita ci mette davanti. Molte volte la mia autostima non cresceva — anzi, si abbassava — proprio quando, per protezione, evitavo certe situazioni. Tutte quelle situazioni scomode, difficili, che in quel momento odiavo e non volevo vedere.

Quello che ho capito dopo è che erano esattamente quelle situazioni a farmi fare un passo in più verso la fiducia in me stesso.

Quindi solo evitando di evitare possiamo metterci davvero alla prova.

Anche se abbiamo paura. Anche se pensiamo che non sia ancora il momento o che non sia abbastanza perfetto.

Perché il perfezionismo, spesso, è solo una maschera della nostra poca autostima. Partiamo e poi la mira la aggiustiamo passo dopo passo.

Un errore che facevo spesso era quello di farmi sostituire. Invece di farmi aiutare, cercavo qualcuno che affrontasse quella situazione al posto mio.

Ho capito che l'aiuto è prezioso, ma deve funzionare come un allenatore con il suo giocatore: ti aiuta a migliorare, ma non scende in campo al posto tuo.

Un'altra cosa che per anni è stata la causa principale di ogni mia caduta era il modo in cui mi fissavo gli obiettivi. Li volevo raggiungere subito, tutti insieme, impossibili. Non riuscivo ad aspettare. E questo mi faceva saltare continuamente da una parte all'altra, cambiando direzione, crollando ogni volta.

Ho imparato, nel tempo, a fare micro passi. Possiamo anche avere obiettivi grandi — anzi, è giusto averli — ma dobbiamo darci il tempo e i giusti step per arrivarci. Altrimenti il castello di carte crolla.

Il tempo e la costanza possono portarci molto lontano. Ma senza una delle due, il rischio è solo di stare male.

Ho capito anche che fallire è essenziale. Solo attraverso gli errori possiamo crescere e imparare davvero.

Poi ho realizzato che non avevo paura di fallire in sé — avevo paura del giudizio degli altri sul mio fallimento.

Ma quante persone stanno davvero pensando a noi, aspettando che sbagliamo? Razionalmente nessuna. Ognuno ha la propria vita, i propri problemi, i propri sogni. Perché allora condizionare le mie scelte su un giudizio ipotetico?

Quello che continuo a cercare di fare, ogni giorno, è migliorare me stesso. Credo che la formazione e la curiosità siano essenziali per noi e per i nostri obiettivi.

"Solo coloro che rischiano di spingersi troppo lontano possono forse scoprire quanto lontano si possa andare." — T.S. Eliot
— Fabio Simonetti
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