L'autostima nasce dalle piccole promesse mantenute, non dalle grandi.

"L'autostima non è un trofeo che ricevi, è un muscolo che alleni."

Per molti anni ho pensato che l'autostima fosse qualcosa con cui si nasce. O ce l'hai, oppure sei destinato a non averla. E io ero convinto di appartenere alla seconda categoria.

Guardavo i miei compagni di classe o alcuni amici che, apparentemente, avevano una grande autostima. Erano sicuri di sé, parlavano con facilità, facevano una bella figura agli esami e nelle conversazioni. Io invece mi sentivo sempre un passo indietro.

Come succede spesso con le mie fragilità, però, ho deciso di approfondire. Volevo capire davvero come funzionasse l'autostima e se fosse possibile svilupparla nel tempo.

Ho scoperto che gran parte della nostra autostima si forma durante l'infanzia. Ma ormai siamo adulti e non possiamo tornare indietro. La buona notizia è che l'autostima può comunque essere allenata.

Una delle idee che mi ha aiutato di più è questa:

l'autostima non è un trofeo che ottieni una volta per tutte. È un muscolo che alleni nel tempo.

Non arriva dopo aver fatto una singola grande impresa. È un processo graduale.

Ho anche capito che possiamo avere livelli diversi di autostima in aree diverse della nostra vita. E qui arriva la riflessione che mi ha sorpreso di più.

Molto spesso l'autostima non dipende tanto dalle nostre capacità, ma dagli obiettivi che ci imponiamo e dal metodo che usiamo per raggiungerli.

Facciamo un esempio. Se una persona si iscrive per la prima volta in palestra e decide di iniziare con un allenamento da atleta professionista, cosa succede? Nel migliore dei casi abbandona subito, dicendo a se stessa che non è capace. Non perché non sia in grado di allenarsi, ma perché ha scelto un punto di partenza sbagliato.

Lo stesso errore l'ho fatto io molte volte con la dieta. Spinto dalla motivazione iniziale, avevo deciso di seguire una dieta rigidissima sei giorni su sette. Dal terzo giorno però la testa e il corpo hanno iniziato a ribellarsi. Nel giro di pochi giorni ho iniziato ad allentare le regole, fino a mollare completamente dopo circa una settimana.

E lì sono arrivati i pensieri che conosciamo tutti: "Non sono capace." "Non ho forza di volontà." "Non riesco mai a portare a termine nulla." La mia autostima era sotto i piedi.

Dopo aver riflettuto su questo meccanismo, ho deciso di riprovare. Ma con un metodo diverso.

Invece di partire da zero a cento, ho iniziato riducendo lo sforzo iniziale. La prima settimana ho seguito la dieta solo due giorni. La seconda settimana tre giorni. Poi quattro, fino ad arrivare a cinque. Facendo così non ho sentito quasi nessuna resistenza mentale. E soprattutto ho iniziato a costruire un'abitudine reale.

E qui è successa una cosa interessante. I pensieri negativi che avevo prima sono spariti. Anzi, ogni piccolo passo completato aumentava la mia fiducia. Ho iniziato a dimostrare a me stesso che ero in grado di mantenere gli impegni che prendevo con me stesso.

Ed è lì che ho capito una cosa importante:

l'autostima non nasce prima dell'azione. Nasce dopo tante piccole vittorie ripetute.

Per questo mi piace la metafora del muscolo. Se in palestra carichiamo un peso troppo grande, non riusciamo a sollevarlo e pensiamo di non essere capaci. Ma il problema non siamo noi. Il problema è il peso.

Se invece partiamo con carichi adatti a noi e li aumentiamo gradualmente, il muscolo cresce. Lo stesso vale per l'autostima.

Piccole abitudini, piccoli obiettivi, piccoli passi. E col tempo la fiducia in noi stessi cresce quasi senza accorgercene.

Un po' come guidare un'auto. Non passiamo dalla prima alla quinta marcia in un attimo. Si passa gradualmente dalla prima alla seconda, poi alla terza, fino ad arrivare alla velocità che vogliamo.

— Fabio Simonetti
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