Libro #3 – La svolta di Andrea Giuliodori.

Ho letto tanti libri di crescita personale, soprattutto americani. E nella maggior parte dei casi non riuscivo a portare nulla nella mia vita reale. Non perché fossero libri sbagliati, ma perché erano scritti per persone diverse da me. David Goggins, per esempio, racconta esperienze che il 99% di noi non ha mai vissuto. Gli insegnamenti funzionano, ma funzionano per lui.

E ho capito una cosa: crescere non significa trasformarsi in qualcun altro. Significa trovare il proprio metodo, quello che tiene conto di chi sei davvero.

Con Andrea Giuliodori e EfficaceMente ho trovato qualcosa di diverso.

La crescita che descrive in questo libro è semplice e sostenibile. Non promette rivoluzioni istantanee. Propone un percorso concreto in sei passi per trasformare la propria vita nei prossimi sei mesi, con un approccio pragmatico e ingegneristico, come è lui.

Senza anticipare troppo, voglio condividere due spunti che mi hanno fatto fermare a riflettere.

Il primo riguarda la fuga.

C'è un paradigma diffuso: per cambiare la vita, dobbiamo cambiare qualcosa fuori di noi. Il lavoro, la città, le persone intorno. Andrea lo smonta con chiarezza. Fuggire dalla propria vita non la cambia. La si cambia soltanto affrontandola.

Quante volte ci siamo detti "starò meglio quando cambierò lavoro"? A volte è vero, certi ambienti pesano davvero. Ma la maggior parte delle volte, quello che pesa siamo noi. E se non lo affrontiamo lì, si ripresenta altrove, con un nome diverso.

Mi ha fatto pensare a una scena di Radiofreccia di Luciano Ligabue. Il protagonista in una scena dice che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti è, in fondo, la voglia di scappare da se stessi. E da se stessi non ci si allontana, neanche volendo.

Il secondo spunto riguarda l'inizio.

Andrea racconta di un maestro di karatè che chiede ai suoi allievi qual è la cintura più difficile da ottenere nelle arti marziali. Gli allievi ci pensano. Pensano alle cinture nere, ai gradi più alti.

Il maestro risponde: la cintura bianca. Perché la maggior parte delle persone non decide nemmeno di iniziare.

Questa metafora mi ha colpito al petto. Quante cose ho rimandato non perché fossero difficili, ma perché non ho mai fatto quel primo passo. La cintura bianca non si guadagna con l'allenamento. Si guadagna con la decisione di entrare in palestra.

Questo libro mi ha dato una direzione più chiara, come un GPS che finalmente trova il segnale. Non devi sapere tutto il percorso. Devi sapere la prossima svolta.

Lo consiglio a chi sente di girare in tondo e vuole costruire un percorso reale, fatto di passi piccoli ma precisi.

— Fabio Simonetti
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