Siamo evoluti ma siamo sempre più infelici.

Siamo evoluti rispetto ad un secolo fa ma, ogni anno che passa, siamo sempre più infelici.

Ci troviamo in un periodo storico dove siamo pieni di stimoli, cose da fare, lavori da portare a termine. È diventata una corsa contro il tempo. E in alcuni momenti suona il gong e ci troviamo a combattere in primis contro noi stessi e poi contro gli altri.

Il nostro cervello, negli ultimi anni, è stato sovraccaricato da milioni di stimoli e non ha un momento per respirare. Negli ultimi periodi, è andata tanto di moda la parola overthinking, cioè il pensare troppo. Ma ci fa bene pensare così tanto? E soprattutto, i pensieri che facciamo, sono costruttivi?

Torno indietro di 100 anni circa. Fino a 100 anni fa, non eravamo così abbottati di pensieri. In questi anni, la tecnologia è esplosa e nelle nostre case abbiamo tutti i beni necessari per non fare più nulla e soprattutto per non renderci conto in che direzione stiamo andando.

Negli ultimi anni, si è così alzata la quantità di intrattenimento che il cervello umano è costantemente inondato di notizie che non ci portano a riflettere su cosa conti davvero.

Partiamo da 100 anni fa, dove nasce il primo vero bene di intrattenimento: la radio. Da lì si passa alla televisione, per passare allo smartphone, arrivando al pc o al tablet. Questi beni ci stanno vincolando i pensieri e ce li dirigono dove vogliono loro. Ci stanno abituando a pensare sempre di meno, stiamo andando in una direzione di un risparmio energetico cerebrale — e pensare consuma energia.

La tecnologia aumenta ma noi siamo sempre lì. Per questo, dobbiamo ricominciare a provare tutte quelle sensazioni e stimoli che abbiamo perso, come la noia. La noia è creatività. La noia ci permette di osservare e di osservarci. Torniamo a guardarci dentro e scoprire cosa nascondiamo, cosa vogliamo essere e dove vogliamo arrivare.

Conosciamoci come non abbiamo mai fatto prima e per farlo dobbiamo lasciare tutte le abitudini che ci hanno accompagnato in questi ultimi anni e trovarne di nuove. Trovare gli strumenti giusti per tornare a sorridere e trovare la nostra serenità.

Mi rendo conto che torno a stare meglio quando viaggio. E non solo perché vado in un posto che non conosco, ma perché azzero le abitudini negative che mi porto nella quotidianità e torno ad essere curioso. Mi sono reso conto che quando viaggio uso meno il telefono. Non sto ore sui social, non mando messaggi o stickers inutili, non passo ore a vedere cosa comprarmi.

Per ricominciare a conoscerci dobbiamo iniziare da semplici abitudini e semplici domande.

Iniziamo con il chiederci chi siamo e cosa vogliamo. E dopo aver dato il tempo per rispondere a queste domande, ti chiedo di pensarti bambino o bambina e chiederti: cosa sognavo di diventare? È vicino a quello che vuoi o che sei ora?

Come mi vedo tra 5 anni?

Un modo per ascoltarsi è quello della meditazione. Iniziare da 5 o 10 minuti ti dà la possibilità di scoprirti ma anche di abituarti a stare fermo concentrandoti sul semplice respiro.

Può sembrare semplice, ma non siamo più in grado di stare fermi per 10 minuti senza fare niente rimanendo soli con noi stessi.

Ho capito che l'intrattenimento è un palliativo per le nostre fragilità. Ma loro rimangono con noi stessi e tornano quando meno ce l'aspettiamo. Con questi semplici passi puoi tornare a riflettere e ad essere più consapevole per ricercare la tua serenità.

— Fabio Simonetti
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